42Gradi – NON SI SA MAI

BIsceglie – dal 22 al 26 luglio 2026

L’edizione 2026 di 42Gradi è dedicata all’INTELLIGENZA. O meglio, alle intelligenze.

Non si sa mAI gioca con un’espressione familiare per ricordarci una verità semplice: più gli strumenti che costruiamo diventano intelligenti, meno possiamo permetterci di smettere di fare domande. L’intelligenza artificiale è una delle innovazioni più straordinarie del nostro tempo, ma non esaurisce il significato della parola “intelligenza”. Anzi, ci costringe a ridefinirla.

Che cosa riconosciamo come intelligente? Chi decide quali forme di conoscenza hanno valore? Quali capacità continuiamo a ignorare?

42Gradi prova a esplorare queste domande attraversando l’intelligenza nelle sue molteplici dimensioni: umana, collettiva, emotiva, ecologica, politica e algoritmica. Non per contrapporle, ma per metterle in dialogo e osservare come persone, comunità, istituzioni e tecnologie costruiscano conoscenza, prendano decisioni e immaginino il futuro.

Ogni tecnologia, come osservava Marshall McLuhan, estende una facoltà umana. Abbiamo delegato agli strumenti la forza, la memoria, il calcolo e la comunicazione; oggi iniziamo a delegare anche processi che associamo al pensiero. Ma nessuna tecnologia nasce in un vuoto neutrale: riflette gli interessi, i valori e i modelli economici e culturali di chi la progetta. Per questo non ci chiediamo soltanto cosa possono fare le macchine, ma chi ne orienta lo sviluppo, quali forme di potere consolidano e quali possibilità di emancipazione possono aprire.

Come ricordava Douglas Adams, spesso il limite non è l’assenza di intelligenza, ma la convinzione che il nostro punto di vista sia l’unico possibile. In un’epoca in cui sembra che le risposte arrivino sempre più velocemente, forse la vera forma di intelligenza consiste nel continuare a coltivare il dubbio.

Perché, in fondo, non si sa mAI.

È un fatto importante, ancorché comunemente noto, che le apparenze molto spesso ingannano. Per esempio, sul pianeta Terra gli uomini hanno sempre ritenuto di essere più intelligenti dei delfini. Sostenevano infatti che mentre loro avevano inventato un sacco di cose, come la ruota, New York, le guerre eccetera, i delfini non avevano fatto altro che sguazzare nell’acqua divertendosi. Esattamente per le stesse ragioni i delfini pensavano invece di essere di gran lunga più intelligenti degli uomini.

Strano ma vero, i delfini sapevano da tempo dell’imminente distruzione della Terra e avevano tentato più volte di avvertire l’umanità dell’incombente pericolo; ma i loro messaggi erano stati fraintesi e interpretati come divertenti tentativi di colpire dei palloni o di fischiare per avere bocconcini prelibati. Così alla fine i delfini rinunciarono e se ne andarono dalla Terra coi propri mezzi, poco prima che arrivassero i vogon.
L’ultimissimo messaggio lanciato dai delfini fu interpretato come un tentativo estremamente raffinato di fare un doppio salto mortale all’indietro dentro un cerchio, fischiettando nel contempo La bandiera a stelle e strisce; in realtà, il messaggio diceva: “Addio e grazie per tutto il pesce”.

“In effetti, c’era una sola specie, sul pianeta, più intelligente dei delfini: era una specie che passava la maggior parte del tempo nei laboratori di ricerca del comportamento, a correre in tondo dentro delle ruote e a condurre esperimenti estremamente fini e complessi sull’uomo. Il fatto che ancora una volta l’uomo dimostrasse di fraintendere del tutto il rapporto con un’altra specie era pienamente in conformità coi piani degli esseri più intelligenti della Terra.”

Guida galattica per autostoppisti – Douglas Adams